Tavolo oratoriano: tante facce di un unico diamante

A che cosa possiamo paragonare l’Oratorio di don Bosco? Ecco, forse una immagine che rende bene: ad un diamante con tante sfaccettature. Puoi guardarlo e stupirti dei suoi bagliori da ogni lato, essenzialmente però, è l’esser diamante che lo rende prezioso. Il valore, la bellezza è nel diamante che le tante sfaccettature insieme compongono e restituiscono.

Giovedì 11 febbraio, si è tenuto in oratorio il secondo appuntamento del Tavolo Oratoriano, il primo era stato ad inizio ottobre. Da quel primo momento conoscitivo, era emersa la volontà ri ritrovarsi ancora, proprio per incontrarsi, conoscersi, raccontarsi e dirsi chi siamo, perché: la vita dell’Oratorio grazie a Dio ha molti protagonisti, molteplici attività ed iniziative. Sono le molte sfaccettature dell’unico diamante: tanta bellezza che val la pena darsi occasione di scoprire.

Il bell’appuntamento vissuto giovedì, è andato proprio in questa direzione, aveva proprio questa intenzione: darci un’occasione di incontro, di conoscenza, mettere in condivisione l’esperienza di oratorio che ciascuno di noi vive e ha vissuto. Lo abbiamo fatto nella modalità del “Word Caffè”, guidati dall’Equipe educativa dell’Oratorio, che ha dato la possibilità ai partecipanti – circa una trentina – di ritrovarsi a vari tavoli variamente composti e li condividere la propria esperienza di oratorio con una immagine o una parola.

È così che dalle tante e varie realtà interne all’oratorio sono emerse immagini e parole chiave che sono “una bella fotografia di oratorio”, fatta da chi lo vive mettendosi al servizio di tutti: l’incontro infatti era aperto non solo a chi ha responsabilità al suo interno, ma anche ai volontari che avessero possibilità e desiderio di partecipare.

Quali parole sono emerse dai vari tavoli per dire la nostra esperienza di Oratorio? Eccole: famiglia, vocazione, cortile, educazione in stile salesiano!

La chiusura di questo ricco momento di condivisione è stata affidata nientemeno che alla parola di don Bosco stesso: nel raccontarci chi siamo non si poteva non chiedere a Lui qualcosa sulle nostre origini, sulla nostra identità. Le nostre origini, e la nostra identità, don Bosco ce le ha lasciate proprio scrivendo le “Memorie dell’Oratorio di San Francesco di Sales”. Di queste pagine è stata scelta, quasi a fare da tradizionale “buonanotte salesiana”, quella in cui lui Don Bosco, dopo aver passeggiato solo e in silenzio sgranando il rosario, cede alle lacrime e piange perché non ha un posto dove radunare i ragazzi, ma soprattutto piange perché vede il tanto bene che si può fare, ma è solo.”

Non appena confida questa preoccupazione a Dio, la provvidenza gli manda un ometto balbuziente, Pancrazio Soave, a cui non importa se “Oratorio o Laboratorio”: il luogo c’è ed è Valdocco. E anche chi è disposto ad aiutare don Bosco, a continuarne l’opera! Pianse perché era solo: le sue lacrime hanno irrigato e fatto fiorire: ora ci siamo, e siamo in tanti, tanti volti di un unico diamante: il suo Cortile, il suo oratorio! Tanti volti con un’unica vocazione: essere Chiesa, essere famiglia salesiana. E con un’unica vocazione: educare con uno stile, il suo!

Quale modo più opportuno di chiudere se non affidandoci, in questo entusiasmante ed impegnativo compito, a Maria? Così mettendoci sotto la sua protezione, ci siamo dati l’arrivederci per un terzo appuntamento dopo Pasqua! Vi aspettiamo!