Giorno 5 – E come Elefante

GIORNO 5 – E come ELEFANTE
giovedì 03 dicembre
Il sogno dell’elefante

 

E come Elefante

Il 6 gennaio 1863 Don Bosco racconta un sogno formidabile uno di quelli che hanno scosso i cuori dei suoi ragazzi e portati a Maria. Sognò di trovarsi nella sua cameretta quando sentì bussare alla porta. Corse a vedere. Era Mamma Margherita, che lo chiamava: Vieni a vedere! Vieni a vedere! Don Bosco esce sul balcone e vede, nel cortile, un elefante di smisurata grandezza. Quell’elefante sembrava mite, docile, si divertiva con i ragazzi, li accarezzava con la proboscide, in modo che era sempre seguito da un gran numero di loro. La maggior parte però fuggiva spaventata e finì per rifugiarsi in chiesa. Anche Don Bosco li seguì e, nel passare vicino alla statuetta della Vergine, toccò l’estremità del suo manto per invocarne la protezione; e meno male che lo fece, perché ad un certo punto l’elefante imbizzarrì, e cominciò ad attaccare i ragazzi, ferendoli gravemente. Proprio in quel momento la statuetta di Maria si animò, e aprendo il suo manto chiamava dicendo: venite a me tutti. chi correva da lei era in salvo, e più ragazzi arrivavano, più il mantello di Maria si allargava. A quelli che erano con lei Maria rivolgeva parole bellissime e di speranza: spiegò che l’elefante era il peccato: sembra innocuo all’inizio … e poi ti fa del male. Ma disse anche che chi avesse avuto in lei sempre una grande fiducia sarebbe stato al sicuro.

E allora?! Allora, se siamo sinceri tutti abbiamo dei peccati di cui chieder perdono. E a volte facciamo il male e ci facciamo del male. oggi è il giorno giusto per domandarti: ho qualcosa o qualcuno a cui chieder perdono? Magari a Dio. perché non confessarmi, se è un po’ di tempo che non lo faccio? Chiedi la forza a Maria.